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Dalla Valdelsa ad Assisi in mountain bike

  Valdelsa - Assisi in mtb  
Data Tenuta di Mensanello - Vescovado di Murlo Km Disl
14/05/2018 61,0 1109
Notte tranquilla ma ci ha fatto svegliare (si fa per dire) il temporale e il rumore della pioggia scesa a catinelle verso le 2:00 del mattino, però il risveglio è ottimo con un silenzio in giro che non ti fa venire la voglia di alzarti ma vorresti rimanere li ancora per qualche ora. Come  abbiamo imparato, nei nostri precedenti viaggi, alzarsi troppo presto è praticamente inutile perciò abbiamo puntato la sveglia alle 8:00 per trovarci davanti alla reception o alla sala colazione verso le 8:30.
Bisogna dire la verità, un pò partire da qui ci dispiace perchè qui si respira un'aria tutta diversa e poi, vuoi mettere, la simpatia di tutto lo staff (ah... oggi ci ha raggiunto, prima della partenza, anche Neri, il proprietario per salutarci e la cosa ci ha fatto molto, ma molto, piacere).
Prima cosa però è far colazione, di quelle, come le chiamano.... internazionali ... ecco..., e assaggiamo praticamente tutto quello che c'è sul tavolo del buffet perchè sappiamo che oggi la distanza è lunga e di energie ce ne vorranno davvero tante per poter arrivare alla nostra meta. Non può mancare però il caffè che ci beviamo sempre volentieri, prima di iniziare, anche quando ci muoviamo nelle nostre zone.
Con gli ultimi preparativi, controlliamo il nostro equipaggiamento e teniamo a portata di mano i nostri k-way perchè il cielo non è proprio limpidissimo e i nuvoloni sono ancora li, ma al momento non sanno nemmeno loro se iniziare con la pioggia oppure regalarci qualche ora di sole.
Siamo molto carichi, il giorno della partenza è finalmente arrivato e dopo l'ultimo controllo alle nostre mtb e la foto, che scattiamo con la presenza di Carla, davanti al cancello della tenuta, lasciamo questo incantevole posto e da questo momento inizia il viaggio su strade che non conosciamo con tanti paesi e borghi nel mezzo che scopriremo solamente procedendo verso la nostra meta.
Cielo coperto, ma al momento non piove e ci immettiamo sulla statale SP74b (Traversa Monteriggioni-Casole) tenendo la nostra destra procedendo in leggera discesa sulla strada che passa tra le poche case del borgo e attraversa i campi. Poco prima della prima curva c'è un sentiero a sinistra e noi lo imbocchiamo ed iniziamo a scendere su un tratto davvero molto tecnico per via delle rocce bagnate che ogni tanto affiorano dal terreno e che ci fanno sbandare in continuazione. In alcuni tratti c'è anche il segno del passaggio dell'acqua con un solco che ha praticamente diviso il sentiero in due e che ci fa scendere qualche volta di sella. Tutto questo non ci ferma se non il guado sul fiume Elsa.
In questo punto solitamente l'acqua è abbastanza bassa ma per via delle piogge che sono cadute e proseguono anche in questi giorni il livello si è alzato notevolmente con l'acqua che è di un bel color marrone chiaro che non lascia intravedere nemmeno il fondo. Non ci fidiamo a passare, da quello che possiamo desumere vedendo ad occhio, il livello supera i 60 cm e questo sarebbe il meno (abbiamo provato di peggio) ma è la mancanza di punti di riferimento sul fondo del fiume che ci frena.
Decidiamo di ritornare indietro e fortunatamente, senza rifare in salita il tratto rovinato, raggiungiamo il bivio passato in precedenza e lo seguiamo raggiungendo nuovamente la statale SP74 all'altezza di Pian dell'Omino. Arrivati all'incrocio, sulla statale SP541-Traversa Maremmana, giriamo a sinistra e superato il ponte sull'Elsa ne percorriamo 500 m e giriamo quindi a destra, poco prima della rotonda, verso le Caldane (bagni termali con sorgenti di acqua tiepida che hanno proprietà terapeutiche conosciute fin da epoca etrusco-romana) e seguiamo in questo punto la direzione della Via Francigena.
Il cielo nel frattempo si è sempre più riempito di nuvole grigie ma sembra tenere e per il momento rimaniamo all'asciutto. Poco prima di raggiungere l'agriturismo, di cui ci sono segnalazioni, la strada devia a sinistra e il terreno reso molto molle dalla pioggia fa affondare le gomme delle nostre mountain bike e la pedalata diventa affannosa e molto molto pesante. Quando poi usciamo dal bosco e passiamo il piccolo ponticello sul fosso di Casanuova diventa impossibile pedalare perchè il terreno è diventato come una colla e il fango che si ferma tra l'ammortizzatore anteriore e la ruota sommato a quello sul cambio e sulla parte del movimento centrale rendono praticamente impossibile rimanere in sella. (Vorrei spendere due parole su questo punto: se vi trovate nelle nostre stesse condizioni meteo evitatelo perchè qui, oltre alla fatica nello spingere un mezzo che ha le ruote bloccate, è impossibile anche camminare con il fondo dove il piede sprofonda... qui potete vedere la variante).
La nostra traccia gps che segue fedelmente questo raccordo sulla Via Francigena ci segnala di proseguire diritto una volta arrivati al bivio verso Cascina Grande, ma noi a questo punto siamo DSCN4936veramente stanchi di continuare a pulire e togliere fango dai mezzi che preferiamo proseguire ancora diritto ed arrivare al bivio della Strada di Cerreta dove finalmente ritroviamo una bella strada bianca.
Ci fermiamo ancora un pò a ridosso del bordo stradale per controllare lo stato delle nostre mountain bike, che sono veramente pessime (la fotografia a fianco la dice lunga) e dopo averle pulite come meglio possiamo, aiutandoci con pezzi di legno, ma sopratutto con le mani, nel togliere il tanto fango appiccicoso che si è fermato su tutta la parte del telaio e sulle parti scorrevoli. Riprendiamo la nostra pedalata dove sentiamo cigolii vari a livello di catena e cambio e mentre sto risalendo sulla strada di Acquaviva suona il cellulare..... mi fermo e visto che è Carla (Tenuta di Mensanello) rispondo.... Prooontooo ... ciao Pier come va? sono Carla... beh insomma non posso dire di essere contentissimo visto quello che abbiamo trovato sul terreno ma va bene così...  dimmmmmi... mi sono rimaste le carte d'identità tua e quella di Benedetto sul banco della reception... dove siete.....?  ..... noooooooo..... guardo il navigatore e segnalo la nostra posizione, circa pressappoco........, dai te le faccio portare da Neri che viene casualmente dalle vostre parti.... ti faccio chiamare.... ok grazie Carla sei un angelo... (eh già... se non ci fossi io...un bacio).... e rimetto il telefono nell'apposito fodero di caucciù e riparto non prima di aver avvertito l'amico dell'inghippo.
Procediamo adesso su questa strada bianca, che è la strada della Cerreta, attraversiamo la Pineta di Scarna  e arriviamo al bivio dove ritorniamo sulla traccia gps girando poi a destra andiamo in direzione del piccolo borgo di Acquaviva.  Sulla stradina incrociamo alcuni viandanti, forse tedeschi, che mentre ci guardano pulire al meglio le nostre mtb sorridono e qualcuno scatta anche una fotografia, ma anche loro hanno scarpe piene zeppe di fango e mentre scambiamo quattro chiacchere con loro inizia a cadere qualche goccia di pioggia.
Lasciamo alla nostra destra la bella chiesetta (purtroppo chiusa, ed in uno stato di totale abbandono) e proseguiamo sulla stradina asfaltata fino ad arrivare al borgo di Strove (Vecchio castello del Sec. VI di cui però non rimangono tracce) e siamo nuovamente sul percorso della via Francigena. Poco prima di arrivare all'incrocio con la provinciale SP74a mi suona nuovamente il cellulare. Ovviamente mi fermo e rispondo e questa volta è Neri ..... Ciao sono Neri... dove siete....? adesso a Strove rispondo.... ah bene... parto tra poco dall'agriturismo e ci vediamo davanti al Bar dell'Orso... a Monteriggioni sai dov'è..? No.. rispondo, ma lo trovo... e lui dall'altra parte che mi indica già dov'è.. (un grande).... Parto con gli amici che nel frattempo si sono portati un poco più avanti e superandoli li informo del cambiamento di programma, recuperare i documenti è la priorità di oggi e perciò seguendo la statale per 3 km arrivo con tutto il gruppo dietro di me all'incrocio con la SP5 dove tengo la destra e proseguo in rettilineo verso la grande rotonda sulla via Cassia. Girando ancora a destra c'è sulla destra il Bar mentre noi ci portiamo dalla parte opposta della strada all'interno del parcheggio. Intanto che aspettiamo Neri notiamo che nell'angolo c'è una fontanella ed intanto che aspettiamo uniamo l'utile al dilettevole e cerchiamo in qualche modo di dare una parvenza di pulizia ai nostri mezzi. Siamo anche fortunatissimi perchè a fianco del parcheggio c'è il Comune di Monteriggioni e Francesco vedendo un'impiegata che sta entrando nel cancello retrostante chiede se è possibile utilizzare alcune canne dell'acqua che sono li a portata di mano.
Gentilissima la signora ci apre pure il cancello e così entriamo direttamente nel cortile e ci mettiamo a sciacquare le nostre biciclette. Io lo faccio per primo perchè devo andare poi su al parcheggio ad attendere l'arrivo di Neri, che non mi fa aspettare molto e dopo avermi consegnato il tutto ci salutiamo nuovamente con un arrivederci a presto. Nel frattempo alcuni amici hanno terminato le operazioni mentre altri sono ancora alle prese con quel disastroso fango che non vuole staccarsi dal telaio e dalle ruote. Circa mezz'ora dopo partiamo e lasciamo chiudere il cancello, dietro di noi, per poi iniziare a seguire nuovamente il nostro itinerario.
Ci immettiamo nuovamente sulla SP1 e la lasciamo subito dopo quando giriamo a sinistra per iniziare l'impegnativa salita che ci porta verso la Porta Fiorentina o di San Giovanni (ha questo nome perchè Esposta verso Firenze) che è una delle due entrate del Castello di Monteriggioni. La stradina che sale è una sterrata ed il primo tratto è abbastanza pedalabile, ma dopo la curva, del tornante a sinistra, la pendenza ha un'impennata davvero molto alta con una punta del 20%.
Qualcuno, come me, mette pure il piede a terra ma senza vergogna alcuna perchè anche lo zaino sulle spalle non è da meno nel peso da portare in salita e sebbene contenga solo lo stretto necessario per una settimana in mountain bike con queste pendenze il mezzo non ha molta trazione davanti e la ruota tende ad alzarsi dal terreno sebbene lo sforzo di tenerla ancorata a terra sia molto forte. Arrivati all'interno delle mura ancora una breve salita e poi arriviamo nel piazzale del castello e ci portiamo proprio a fianco della Chiesa di Santa Maria Assunta (Sec. XIII) e dopo aver scattato le foto di rito si riparte.
Usciamo da Porta Franca o Porta Romea (perchè esposta verso Roma) e seguiamo il nostro tracciato sul navigatore. Dopo le curve in discesa passiamo il parcheggio lasciandolo alla nostra destra e proseguiamo sulla sterrata che gli gira attorno ma quando arriviamo, a ridosso del primo tratto sterrato tra le vigne, ci accorgiamo che è lo stesso tipo di terreno di qualche ora fa e non ce la sentiamo proprio di proseguire in questa direzione per dover spingere ancora le nostre mountain bike anziché pedalare.
Guardando sul nostro navigatore verifichiamo la direzione della traccia e ci basta uno sguardo per decidere tutti insieme di modificare il tragitto e di riprendere nuovamente la Cassia per portarci fino al bivio di San Girolamo. Percorriamo questo tratto asfaltato e siamo anche fortunati perchè l'orario non è quello del mattino presto, dove tutti vanno al lavoro, ma è davvero così.
Al bivio giriamo a sinistra e seguiamo Strada delle Badesse una bella strada asfaltata con un inizio leggermente in salita che poi lascia spazio ad una bella discesa a curve che ci porta nella zona industriale di Badesse di Siena. Girando nei pressi dei capannoni industriali percorriamo via P. Nenni e raggiunta la rotonda giriamo a sinistra e percorriamo la strada che ci porta verso la rotonda successiva. Nel frattempo è iniziato a piovere e ci fermiamo nei pressi di un distributore di carburante per indossare i nostri k-way e mangiare una barretta prima di riprendere a pedalare. Proseguiamo in direzione del sottopasso del raccordo Autostradale Siena Firenze-RA3 e rimanendo sempre su strada asfaltata passiamo le prime case di Basciano con la strada che inizia con una leggera salita.
Oltrepassiamo Villa Parigini sede della Città dell'Olio e proseguendo per 400 metri arriviamo all'imbocco a destra con la SR222-strada statale Chiantigiana quando arriviamo alla piccola frazione di Poggiarello La ripa di Monteriggioni.
Dapprima pianeggiante poi dopo la prima curva la pendenza si alza un poco e prosegue fino alle case di un'altra piccola frazione, quella di Colombaio. Arriviamo adesso, mentre nel frattempo ha smesso anche di piovere, allo svincolo dove giriamo a sinistra e imbocchiamo la strada di Vagliagli SP102. La bella strada, con cipressi al lato nelle parti vicine alle abitazioni, ci fa ammirare le colline delle Crete Senesi, e fortunatamente anche adesso è percorsa da pochissime auto. Si va sempre in discesa con una bella serie di curve passando per le località Casa Sperta e Casaespert per raggiungere al km 26,6 il bivio di Favignano.
Giriamo a destra e ci immettiamo sulla sterrata che arriva al bivio del piccolo laghetto e qui tenendo la destra passiamo il Molino di Cellole e proseguendo diritto arriviamo al guado sul torrente Bozzone. Acqua alta anche qui ma non possiamo tornare indietro rischiando di incontrare nuovamente il fondo stradale come quello di questa mattina. Decidiamo quindi di passare, però prima controlliamo se ci sono posti dove il livello dell'acqua è almeno più basso ma non ne troviamo e quindi se vogliamo passare di qui dobbiamo toglierci almeno le scarpe e proseguire all'interno del torrente con la nostra mountain bike a fianco.
Il livello della profondità dell'acqua supera i 60 cm ma almeno qui l'acqua è limpida e vedendosi bene il fondo sappiamo dove appoggiare i nostri piedi. Con l'acqua che ci arriva alle ginocchia uno alla volta attraversiamo questo piccolo corso d'acqua e arrivati sulla sponda opposta c'è il problema di asciugarci... che affrontiamo con disinvoltura passando a piedi nudi nell'erba alta a fianco del sentiero. Asciugarci però è una parola grossa e una volta rimesse le scarpe ci sentiamo, nonostante tutto, i piedi a mollo.
Riprendiamo la nostra pedalata e dopo un inizio su tratturo e sentiero si entra nel bosco dove rami e sassi rendono difficoltoso il passaggio, poi il single trail inizia anche a salire e nonostante i nostri sforzi dobbiamo scendere di sella parecchie volte per via di tanti alberi rotti che rendono impossibile quasi passare. Con tutta la nostra volontà però superiamo anche questo piccolo problema e ci rimettiamo in sella solamente quando il sentiero esce dal bosco e prosegue su un single trail, quasi invisibile, a ridosso delle piante ed a fianco di campi dove l'erba è davvero cresciuta tanto dato la stagione non proprio caldissima e con piogge che ancora in questi giorni imperversano.
Dopo aver superato un casolare il tratturo prosegue diritto, in leggera salita e quando arriviamo al bivio della strada sterrata giriamo a destra e percorriamo il piccolo strappetto che porta all'incrocio con la SP408-Strada provinciale di Montevarchi.
DSCN4980 Alla nostra sinistra, sulla collina, il bellissimo Castello di Monteliscai (Sec. XI, che attualmente è stato ristrutturato in albergo)  dove è possibile arrivare basta aver voglia di fare la salita che con due tornanti porta all'ingresso principale. All'interno delle mura c'è la piccola Chiesa dedicata ai SS Pietro e Paolo. La vista è bellissima anche dal basso, dove c'è il cancello d'ingresso di Villa il Serraglio e da cui si può ammirare il bellissimo giardino (all'interno specie arboree esotiche quali sequoie, tuje giganti e magnolie).
Scesi di nuovo all'altezza del del cancello della villa ci DSCN4983 rimettiamo sulla nostra traccia GPS e proseguiamo diritto percorrendo la strada di Colle Pinzuto, una bella stradina che viaggia sulla collina da cui è possibile ammirare lo stupendo panorama delle Crete e raggiunge prima il piccolo centro di San Giorgio a Lapi dove passiamo tra i vigneti del Chianti e poco dopo arriviamo davanti alla piccola Chiesetta di San Giorgio che si erge tra ulivi, cipressi e vigne. Proseguiamo il nostro viaggio sotto un bel cielo azzurro con nuvoloni bianchi che sembrano seguirci. La bella stradina bianca prosegue seguendo l'andamento del terreno e alla nostra destra si può intravedere un'altro maniero il Castello delle quattro Torri (Sec. XIV) arroccato anch'esso su una bella collina e circondato da piante e uliveti.
La strada adesso inizia a scendere e con due tornanti a cui fa seguito una bella ed ampia curva ci riporta sul tratto asfaltato dove tenendo la sinistra andiamo in direzione dell'altro piccolo centro di Vico d'Arbia che superiamo con la strada leggermente in salita raggiungendo poi il bivio con la strada di Mociano. Girando a destra ci immettiamo nuovamente su un'altra strada bianca che con prosegue tra i campi e con un susseguirsi di piccole salite e relative discese attraversa questo angolo incantevole della Val d'Arbia. Il cielo, nel frattempo, si è annuvolato di scuro nuovamente ma al momento non piove ma un leggero vento, fresco, ci impone di fermarci per metterci addosso qualcosa che ci possa coprire un poco di più delle nostre magliette.
La strada prosegue adesso fino ad un bivio dove troviamo casolari, forse abbandonati, che superiamo tenendo la sinistra ed arriviamo al bivio della Strada di Pesciano. Ritrovato l'asfalto tenendoci a destra passiamo, con il sottopasso, la SS373 ed arrivati alla rotonda proseguiamo ancora diritto fino ad arrivare alla rotonda successiva per attraversare il ponte sul fiume Arbia ed entrare nel piccolo paesino di Arbia. Poche case ma per la sosta pranzo va benissimo anche il bar che troviamo sulla SP438 alla nostra destra.
Sosta che ci concediamo dopo aver percorso oltre 40 km dei 60 previsti per questo primo giorno. Patatine, arachidi, una bella birra, un gelato, ecco il nostro pranzo, ma non c'è altro e quindi ci accontentiamo, mangeremo di più questa sera e poi abbiamo sempre le nostre barrette nel caso che i morsi della fame si facessero sentire nuovamente. Dopo circa mezz'ora ripartiamo ma, nello stesso momento, il nuvolone nero sopra di noi ci fa proprio un bello scherzo e quando oramai non c'è più riparo perchè siamo oramai oltre a tutte le case inizia a piovere.
L'intensità dell'acqua non è molta e quindi proseguiamo sotto la pioggia e lasciamo la provinciale arrivando al km. 40,1 dove giriamo a destra per la stradina sterrata che si vede salire verso destra nel mezzo delle colline.
Acqua che intanto continua a cadere e che rende anche la sterrata fangosa ma il primo tratto lo superiamo brillantemente, è la discesa successiva quella che ci frega, perchè qui il terreno è viscido le gomme non hanno grip e il peso dello zaino o delle borse sui nostri mezzi fanno affondare le gomme su una pasta di fango che solo passando in simili condizioni capiamo perchè le chiamano Crete. Fango che anche qui, (però di colore diverso qui è grigio), si attacca dappertutto, ruote che non girano, cambio anteriore e posteriore pieno di melma e anche sollevare la mountain bike diventa un problema per il peso che si accumula man mano che avanziamo sulle gomme rendendole di dimensione doppie rispetto al normale.
A fatica arriviamo al primo casolare al km. 43,3 e per percorrere questi 3 km ci abbiamo messo forse un'ora. Ma non è finita perchè la strada adesso sale nuovamente, ma per fortuna che alla nostra destra il campo non è arato e c'è dell'erba che anche se bagnatissima, perchè nel frattempo continua a piovere, permette alle gomme di pulirsi un pò del fango e quindi di girare normalmente ma sempre spingendo la bicicletta perchè il fondo del terreno anche qui nel mezzo è molto molle.
E' un continuo fermarsi, togliere il fango da tutte le parti e proseguire e nel frattempo il tempo non cambia. Solamente quando arriviamo al bivio con la Strada di Salteano smette di piovere e fortunatamente anche il fondo del terreno cambia. Il gruppetto ovviamente si è allungato e chi ce l'ha fatta a passare con meno problemi si è già portato avanti su percorso e non lo ritroveremo più se non all'arrivo mentre chi come me ha dei problemi al proprio mezzo deve avanzare purtroppo un pò a spinta e risalendo in sella solo se la strada è in discesa.
Con il troppo fango, che si è accumulato all'interno del cambio, non mi riesce di girare i pedali e la catena tirando l'archetto blocca anche il movimento centrale. Fortuna vuole che qui la strada adesso è in leggera discesa e accompagnato da Francesco che si è fermato con me proseguiamo pian piano verso l'altro piccolo centro abitato di Isola d'Arbia. Una volta raggiunte le prime case siamo fortunati, passando accanto ad una casa vediamo una canna dell'acqua e chiediamo al proprietario che è alla finestra se è possibile utilizzarla per dare una sciacquata al mio mezzo per vedere di renderlo nuovamente utilizzabile altrimenti mi dovrò sorbire i km rimanenti solo a spinta sperando di riuscire questa sera a sistemare il tutto.
Dopo una bella pulita alle parti più sporche risalgo in sella per controllare che tutto funzioni e per fortuna il problema sembra risolto. Dopo aver rimesso a posto il tutto e ringraziato quel signore così gentile ripartiamo ed attraversiamo la SR2 che taglia proprio nel mezzo il piccolo paese. Ma si sa,  se qualcosa deve succedere è giusto che succeda, così anche il mio navigatore GPS smette di funzionare segnalando batteria scarica. Fortunatamente quello di Francesco, che ne ha uno uguale, ha ancora molta autonomia e così abbiamo almeno la traccia da seguire, in caso contrario sarebbe davvero stato un problema.
In questo piccolo paese le vie hanno dei nomi tutti particolari, prima eravamo in via della Biccherna e adesso ci troviamo in via della Mercanzia e passiamo la linea ferroviaria utilizzando il sottopasso per uscirne dalla parte opposta dove la stradina diventa a questo punto sterrata e segue il corso della ferrovia e devia quindi a destra attraversando il Torrente Tressa andando in direzione di Ponte a Tressa. Ci portiamo poi a sinistra, seguendo un single trail che è quasi sparito nel mezzo della vegetazione e ritroviamo, per poche centinaia di metri, lo stesso tipo di terreno di questa mattina, però qui siamo più fortunati perchè l'erba alta non fa appiccicare troppo fango alle gomme e la pedalata la si può fare tranquillamente anche se quando usciamo a sinistra sull'altra sterrata il fango è ritornato padrone del telaio.
Adesso la strada è sterrata con un buon fondo di brecciolino ed anche se bagnata non affondiamo nel terreno, mentre seguiamo le colline con continui cambi di pendenza alcuni duri altri invece abbordabili. Passiamo in questo tratto di territorio dove è pieno di Fossi (sono così chiamati i tanti rigagnoli d'acqua che passano a fianco o che vengono attraversati dalla sterrata e risaliamo verso la località di Caggiole che non è nient'altro che un agriturismo dove il verde intenso delle colline fa risaltare ancora di più quella casa che si trova in alto sul poggio.
Intanto ha smesso di piovere e un pallido sole si affaccia tra le nuvole che rimangono comunque ancora plumbee e ci aspettiamo da un momento all'altro di venir investiti nuovamente dalla pioggia. Proseguiamo e deviamo a destra poco prima di raggiungere le case perchè veniamo avvertiti da Gigi, che si è fermato ad aspettarci, di prendere il single trail che parte poco dopo il fienile perchè ci sono cani liberi in giro per il podere ed avvicinarsi sarebbe anche pericoloso.
DSCN5032Attraversiamo questo tratto spingendo la bicicletta e una volta passata la staccionata (in questo punto è rotta) proseguiamo in discesa su un'altro single trail che arriva ad attraversare un piccolo rio, il torrente Sorra, fortunatamente per noi, basso come livello e che tranquillamente si può attraversare in sella. Nel frattempo abbiamo ritrovato gli amici Paolo, Emilio, e Mimmo. Arriviamo così sulla statale 34 di Murlo SP34 che non è una strada statale come quelle a cui siamo abituati ma è una bellissima strada sterrata che fa parte di un tratto del famoso circuito "Le strade Bianche" (Terzo Settore), ma di qui si passano anche, seguendo lo stesso tracciato, l'Eroica e la via Francigena, dove risaliamo verso il piccolo borgo di Radi. Strada sempre in salita, con continui cambi di pendenza, fino all'arrivo a fianco del torrione della Fattoria.
Attraversiamo questo bellissimo tratto con vista sulla pianura circostante ed il cielo intanto si fa sempre più cupo e abbiamo la sensazione di andare proprio in direzione della zona dove sta piovendo. E' così davvero e poco dopo eccola l'acqua che fortunatamente non ci arriva addosso in modo troppo violento ma che ci costringe nuovamente a fermarci ed a rimetterci i nostri k-way . Adesso la strada è in discesa ma per arrivare alla nostra meta di Vescovado ci sarà l'ultimo strappo della giornata e sotto l'acqua arriviamo al bivio con la SP33-Strada Provinciale della Rocca di Crevole che percorriamo per gli ultimi due km in salita per arrivare all'Albergo di Murlo che ospiterà noi e i nostri mezzi per la notte e dove una bella cena sarà assicurata anche quest'oggi.
Tanta cordialità quando entriamo e la possibilità di lavare le nostre mtb che non sono sporche, di più, e che necessitano di una buona manutenzione prima di lasciarle nel locale dove le parcheggeremo perchè così come sono conciate adesso non si possono portare all'interno. Acqua sopra di noi, sta piovendo, mentre innaffiamo le mtb, ma anche scarpe e quindi piedi bagnatissimi e si sente che anche lo zaino, sebbene sia coperto dall'apposito telo, oggi abbia sofferto per la grande quantità di acqua presa.
Assegnate le camere ci meritiamo una bella doccia che facciamo con molta calma perchè è davvero gustoso sentire, dopo tanta acqua fredda presa per strada, quella bella calda che ti scalda tutto il corpo e che ti fa passare, rilassandoti, anche qualche dolorino che necessariamente si presenta dopo tante ore in sella ad una bicicletta. C'è poi da far asciugare le scarpe e ci attrezziamo con qualche piccola palla di carta igienica che lasciamo all'interno mentre per i nostri indumenti ci sarà comunque da prevedere un cambio con quelli presenti nello zaino. Per non sporcare molto il pavimento appoggiamo il nostro zaino sui teli spugna delle salviette utilizzate per la doccia e mettiamo sotto carica cellulari e macchine fotografiche per poterle riutilizzare il giorno dopo in perfette condizioni.
Intanto sistemiamo, prepariamo l'abbigliamento per il giorno successivo e ci sdraiamo sul letto per riposarci un poco ed attendere l'ora di cena.
Un breve sguardo al cellulare per vedere i vari messaggi e la telefonata a casa per avvertire che tutto sta andando benissimo anche con il tempo così capriccioso e poi finalmente si scende per mangiare. La fame c'è e quando vi sediamo finalmente a tavola il profumo che proviene dalla cucina è così invitante che ti fa scorrere l'acquolina in bocca. Anche questa sera ordiniamo Pici ma questa volta all'Aglione ma prima il menù prevede un antipasto con salumi del luogo. Quando arriva il primo lo gustiamo davvero e poi qualcuno chiede anche il bis. Le portate seguenti sono tutte ottime ed anche il vino non è da meno. Per ultimo ci vuole però un buon caffè che corrobora mente e corpo poi ci spostiamo al bar e parliamo della tappa di domani che sarà un poco più corta di quella odierna ma con un dislivello sempre simile a quello odierno e poi si risale in camera perchè anche dopo una giornata così intensa è arrivata l'ora di riposare. Buona notte.    
Tenuta di Mensanello - Vescovado di Murlo